La Cappella Cacace: Barocco e Devozione
Tra le meraviglie meno note ma straordinariamente suggestive della Basilica di San Lorenzo Maggiore a Napoli, spicca la Cappella Cacace, autentico gioiello del barocco napoletano e straordinaria testimonianza di arte, fede e mecenatismo familiare nel Seicento.
Un'Oasi di Arte Barocca nella Basilica Francescana
Situata sul lato destro del transetto della basilica, la Cappella Cacace fu voluta nel 1643 da Giovan Camillo Cacace, illustre giurista e colto umanista napoletano, come mausoleo di famiglia e luogo di culto personale. In un contesto dominato dallo stile gotico della basilica francescana, questa cappella si presenta come una parentesi ricca, teatrale e intensamente barocca.
Affidata a Cosimo Fanzago, massimo esponente del barocco napoletano, la cappella rappresenta un esempio straordinario dell’arte decorativa seicentesca: marmi policromi, stucchi dorati, intarsi raffinati e un uso sapiente della luce naturale ne fanno un ambiente di rara bellezza e armonia.
Fanzago curò personalmente sia il disegno architettonico che la decorazione scultorea e pittorica, creando un insieme coerente e sontuoso. Il pavimento in marmo intarsiato, le colonne tortili, le cornici ricche di fregi e le lapidi commemorative dei membri della famiglia Cacace compongono uno spazio che celebra la gloria dei defunti e, al contempo, l’estetica del barocco napoletano.
Sullo sfondo dell’altare spicca la tela di Massimo Stanzione, maestro della scuola napoletana e interprete sensibile del classicismo caravaggesco, con la Madonna col Bambino tra i Santi Gennaro e Francesco, opera intensa per impianto compositivo e finezza cromatica.
La cappella è dedicata a San Giovan Giuseppe della Croce, ma anche a San Francesco, in omaggio all’Ordine francescano di cui San Lorenzo Maggiore è sede storica. Vi si trovano raffigurazioni legate alla Passione di Cristo, scene della vita dei santi e iscrizioni in latino che testimoniano il prestigio e la cultura della famiglia Cacace.
La Cappella Cacace è una meta imprescindibile per chi ama il barocco napoletano, ma è anche un luogo di raccoglimento e riflessione, in netto contrasto con l’energia caotica del centro storico. In essa si fondono la ricchezza decorativa, la forza narrativa dell’arte seicentesca e la devozione profonda di una famiglia che ha voluto lasciare alla città un’eredità eterna.